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Cammino di Santiago del Nord

on
11 aprile 2018

Ho percorso il Cammino tra l’agosto e il settembre 2016. In solitaria e in compagnia. Con la tenda e negli ostelli. Un’esperienza fisica, emotiva, spirituale, sociale, una meraviglia che consiglio vivamente a tutti gli appassionati dell’andare e a coloro che sentono si potrebbero appassionare! Qui un sito utile: https://www.gronze.com  Esistono delle App per le informazioni riguardo ai km, gli alberghi, ecc. Per qualsiasi domanda, contattatemi!

A seguire un racconto della mia esperienza 🙂

 

Bella strada
Questa strada che corre
E scorre
E soccorre
Ma non corre dritta
Come potrebbe
E nemmeno storta
Come saprebbe
No.
Curiosamente,
Si disfa.
Credetemi si disfa.
Dovendo riassumere dovendo,
Se ne va
Un po’ di qua
E un po di là
Presa
Da improvvisa
Libertà.
Chissà.

In “Oceano Mare” di Alessandro Baricco

Per arrivare ad Irun, città al confine tra Spagna e Francia, luogo di inizio del Cammino del Nord, ci misi due settimane. Ho bazzicato, lungo la strada, tra un amico ed un altro e sono giunta con Flixbus, infine, all’aeroporto di Nizza. Qui decido di passare la notte; il mio sonno tranquillo viene interrotto dalle guardie: mi dicono che non posso stare perché l’aeroporto chiude. Spiego che ho un volo all’indomani mattina presto e ricevo il loro permesso di pernottare all’interno. Dorme con me un signore di mezz’età che mi offre gentilmente due cioccolatini. Improvvisamente rivedo mia madre che mi ammonisce: “Non prendere le caramelle dagli sconosciuti” cautamente valuto la situazione e decido di accettare il dono in quanto non si tratta di caramelle ma di cioccolatini. Comunque sono buonissimi e dentro alla carta che li avvolge c’è una poesia scritta in francese, come i nostri Baci, che dice così:

“La nature est éternellement jeune, belle et généreuse. Elle possède le secret du bonheur et nul n’a su le lui ravir”

All’indomani mi posiziono per l’autostop, non passano 5 minuti che una volante della polizia mi richiama col megafono dalla rotonda, prende il numero del mio documento e mi informa che l’autostop all’entrata dell’autostrada non lo posso fare. Mi sposto poco più indietro, innervosita, ma nel giro di poco tempo si ferma Julian con il suo cucciolo di cane e mi portano fino a Toulouse. Mi lascia in autogrill dove dormo come una pietra nella mia nuova tenda.
Alla mattina in due due quattro una Bmw carica di fumatori mi lascia a Irun che sono le 12.
Un caldo della madonna, ma l’emozione è tanta e comincio subito il cammino. Su e giù per la montagna fino ad un carinissimo paesino di mare Pasaje S. Juan, dove i bambini si tuffano dal molo nell’acqua dell’oceano. Incontro Sara, la prima pellegrina, che mi scorta fino alla comunità Las Doce Tribus, immersa nella montagna verde. Mangiamo insieme ad altri ragazzi e suoniamo e cantiamo e mi sento veramente bene ma allo stesso tempo stanchissima. Dormo sotto le stelle dentro al solo sacco a pelo.

È presto, stamattina. Il mio zaino è pesantissimo, me lo trascino a forza attraverso una San Sebastian che ancora deve dormire: siamo nel periodo delle feste e ragazzi zombie reduci dalle discoteche si trascinano faticosamente alle loro case.
Nel tardo pomeriggio ricevo ospitalità nel campo di Miguel, a pochi metri dall’oceano e mi riparo, mentre ceno, nella stalla, da uno scroscio di pioggia non indifferente: ma la mia tenda resiste: questo mi tranquillizza.
Anche a Deba ci sono le feste popolari. Mi guardo attorno curiosa. Una arena improvvisata nella piazza centrale ospiterà, suppongo, una Corrida de Toros.
Rimango incantata da un cammino infinito di pini che mi lascia ad un incrocio quando ormai si fa buio. Una sorgente al coperto mi incoraggia a passare lì la notte senza faticare a montare la tenda. In giro di poco tempo giungono due pellegrini che si accampano con me e mi offrono un tè caldo che mi accompagna nel sonno. Dormo malino, la schiena mi fa malissimo.

Mangio tantissime more. In questo Paese Basco dai villaggi arroccati, dalle montagne di foreste, dalle radure con casolari immensi, dai cavalli, dalle capre, dalle nocciole.. e dalle more.
Dormo nel sacco a pelo sotto il portico di una chiesa umida, buia e desolata.
Uscendo da Bilbao cammino ore nella periferia grigia, sotto il sole con delle vesciche enormi ai piedi e realizzo che
Se stai male non devi essere solo, altrimenti diventi triste.
Ho parlato con un’amica, sul senso della vita.. e per lei è Servire l’Amore.

In Cantabria ci sono più città e più grandi. Campi di mais e di vacche. Alberi di mele di pere e di fichi. Le noci e le castagne. C’è tanto asfalto in questi giorni che mi distrugge i piedi e mi abbatte l’animo: per fortuna arrivo a Guemes, alla casa di Padre Ernesto. Ricevo una accoglienza bellissima da parte di numerosi volontari che stanno lì e lavorano per noi pellegrini. Padre Ernesto ha viaggiato per il mondo e si è poi instaurato sulle colline per offrire alloggio a coloro che stanno intraprendendo il cammino. Un cammino, ci dice, la cui meta non è Santiago. Ma l’illuminazione.
“No hay otro camino que la amistad”

 

A sinistra i campi di mais, a destra l’oceano e le spiagge tra la costa rocciosa. Al centro io. A volte felice, a volte triste.
Attraverso Santander senza sostare: la città fa rumore. La senti da lontano, quando cammini per ore nella montagna, sul mare, in mezzo alla campagna. È un rumore fastidioso che si porta dietro un’aria pesante, difficile da respirare.
In Cantabria fa caldo e ci sono tantissime mucche. All’alba ho visto un toro sopra una mucca con un pene lunghissimo che sembrava una sciabola.

Mi ritrovo in un ostello con una ragazza che va in bici. Chiacchieriamo mentre lei, sul mio letto, mi sistema i rasta e mi dice: “A me piace il cammino perché è già fatto, non ho scelte da prendere, solo frecce gialle da seguire”.

“Caminante no hay camino se hace camino al andar”
Da Cantares di Antonio Machado

È incredibile in quanti punti diversi possano fare male i piedi. Comunque sono entrata nelle Asturie, lasciandomi dietro lunghi tratti di strada asfaltata e immergendomi nel verde della natura, felci e more, l’oceano. Ancora le vacche e tante caprette che a me piacciono da morire. Giungo ai Bufones de Arenillas una particolare formazione rocciosa erosa dal mare che crea tunnel nella roccia dove, la potenza dell’acqua incanalata verso l’alto crea un effetto simile al Geyser e un rumore come boato.

Camminare da sola per lungo tempo è una meditazione. Man mano che i giorni passano la mente si svuota osservando i dintorni e lasciando spazio alla leggerezza.
Non solo, nuovi pensieri e ricordi lontanissimi che da anni non bussavano alla mia memoria affiorano ora nella mia testa. Che sensazione stupenda.

A La Isla per la prima volta dopo due settimane cammino in compagnia di due pellegrini. La strada si fa più corta ed i piedi dolgono meno: la compagnia distrae piacevolmente. Arriviamo ad Amandi e pernottiamo in un ostello carinissimo La Ferreria, con un oste disponibile e simpatico ed un gattino nero che durante la notte prende possesso del mio letto, lasciandomi dormire raggomitolata in un angolo nel fondo del materasso.

Arrivo ad Aviles e devo fare shopping: ho perso due magliette in due giorni. Aviles mi piace! Per la prima volta, nonostante la faticosa camminata della mattina, passeggio ulteriormente per la città perdendomi per il centro. Comincio a chiedermi cosa farò una volta giunta a Santiago? Finisce lì? Comincia lì? E ricordo gli insegnamenti appresi in questi giorni… Santiago non è la metà è l’illuminazione: non c’è altro cammino che l’amicizia. Viandante non esiste il cammino, il cammino si fa camminando. Servire l’amore..
Ultimo giorno di agosto, il tempo… cammina.

Buongiorno Oceano: ho dormito sulla spiaggia a Concha de Artedo. Incontro una pellegrina ungherese: Dora. Ci eravamo incrociate varie volte nelle settimane passate: lei camminava tutti i giorni con una ragazza olandese. -Come mai vi siete separate?- Le chiedo. -Volevo camminare di più, mentre lei tirava indietro. Se vuoi possiamo andare insieme- mi dice. Volentieri accetto la compagnia. E Dora sgambetta come una matta su e giù dalle colline ma diventiamo presto fide compagne e le faccio spazio nella mia tenda per campeggiare occasionalmente insieme e spezzare quella solitudine che mi stava inglobando.
Sono sempre più forte. Mi ricordo di quella volta, avrò avuto 8 anni, che ho dormito nel lettone con mia nonna che russava talmente tanto da non lasciarmi chiudere occhio. E quella notte che ha grandinato da bucare le tapparelle e formare un manto bianco, come fosse neve, in piena estate.

Improvvisamente mi spuntano tantissimi puntini rossi sul corpo, un prurito da impazzire. Sopporto il sopportabile e poi mi reco all’ospedale. Sono ancora con Dora e rimembro il pensiero di tanti giorni prima a Bilbao:
Se stai male non devi essere solo, altrimenti diventi triste.
Lei mi accompagna prima all’ospedale, poi in farmacia e non c’è un solo istante in cui io mi senta triste, grazie amica. Non c’è altro cammino al di fuori dell’amicizia.
Dormiamo insieme ai bordi di una piscina naturale GELIDA in un parco. Ci fanno compagnia altri amici pellegrini incontrati e rincontrati nelle precedenti tappe. Giochiamo, ci rilassiamo, beviamo vino, mangiamo, ridiamo tanto.

Arriviamo in Galizia che sembra uscita dalle fiabe con gli elfi le fate e gli orchi. Per strade nel fitto bosco e ruderi di pietra ricoperti dal muschio. Cammino a Miraz troviamo uno scultore con le sue opere in una casa blu. Gentilmente mi insegna le basi dell’arte e mi sfida a scolpire una faccia. Mi ha stramaledettamene stracciata. Lontani ricordi continuano ad affiorare nella mia mente liberata. Sogni di amicizia e di amore.

Dora ed io arriviamo a Santiago. Ebbene si. Fra un’avventura ed un’altra ci siamo, insieme.
Mi sento persa. Dove sono le frecce da seguire?
Partecipo alla messa per i pellegrini della domenica. Un pendolo sorregge un incenso che viene fatto ballare nella navata centrale grazie alla forza bracciante di alcuni credenti.
-Scambiatevi il segno di pace- Ricordo la messa con mia nonna, da piccola, ed il segno di pace che mi piaceva tanto, e la monetina che mi allungava per lasciarla nella saccoccia che passava.
Suona l’organo. Canta una suora. Ed io piango, emozionata, e non c’è niente che possa fermare le mie felici lacrime che scorrono come un fiume, come una strada.

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MELANIE CHILESOTTI
Padova, Italy

Hey, ciao! Sono Melanie. Ho creato questo blog per farti viaggiare lontano... con le parole. E nel viaggio accorciare le distanze fra noi umani. Ti racconterò di viaggi diversi, responsabili, sostenibili; in un mondo che sogno senza confini, senza guerra, senza pregiudizi, senza discriminazioni. Un mondo libero! Spero di allietarti, esserti utile e magari di ispirazione :)

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